Pistacchio, l'Oro Verde

Un tesoro unico da difendere e gustare

Tra gli ingredienti che usiamo in abbondanza e che i clienti ci richiedono spesso nei dolci che facciamo c’è lui, il re della frutta secca, buonissimo e prezioso: il pistacchio.

Il pistacchio è una pianta appartenente alla famiglia delle Anacardiacea, di cui fa parte anche l’anacardio e il mango, si presenta simile all’albero del fico, è una pianta longeva (dai 200 ai 300 anni) con uno sviluppo molto lento, è in grado di produrre solo dopo dieci anni dal suo innesto.

La sua è una storia antichissima, potremmo dire preistorica. Originario del Medio Oriente, il pistacchio veniva coltivato già in età preistorica, sono diversi gli autori greci ed ellenistici che ne scrissero, riportando notizie di coltivazioni abbondanti in Siria, India, Persia.

C’è traccia di questo frutto prezioso persino nell’Antico Testamento, quando Giacobbe manda i suoi figli in Egitto a prendere il grano:

“Ecco ho sentito dire che vi è il grano in Egitto. Andate laggiù e comprate per noi … Portate in dono a quell'uomo i prodotti scelti del paese: Balsamo, miele, resine, laudano, mandorle e pistacchi

Babilonesi, Assiri e molte altre popolazioni orientali lo usavano per i principi curativi e come antidoto contro il veleno di alcuni animali.

Da quelle terre, i romani portarono in Spagna e in Italia (Liguria, Puglia, Campania e Sicilia) i semi della pianta che, adattandosi alle mutate condizioni climatiche, divenne selvatica.

Attorno al 900 d. C. con la dominazione araba in Sicilia, il frastuch tornò ad essere coltivato in abbondanza, trovando alle pendici dell'Etna, l’habitat più adatto per uno sviluppo rigoglioso. Non meravigliatevi, dunque, se andando in Sicilia, sentirete qualcuno che per indicare il pistacchio userà il termine frastuca, in dialetto, appunto, pistacchio.

Oggi, la coltivazione di pistacchio è una coltivazione di nicchia: rinomante quelle di Bronte, i cui frutti sono tutelati dal marchio DOP, e di Adrano, entrambi comuni etnei.

“I pistacchieti si coltivano prevalentemente su quasi 3.000 ettari di terreno lavico, con limitatissimo strato arabile, frammisto a siti addirittura rocciosi, di scarso valore agronomico, con pendenze scoscese ed accidentate e non facilmente accessibili.”

Un’eccellenza italiana, il pistacchio brontese, conosciuto e richiesto in tutto il mondo, non solo nei mercati europei, ma anche in quello giapponese e statunitense.

Sono in molti a pensare che la qualità di questo frutto rispecchi quella dei brontesi:

“Un popolo che non teme il lavoro e la fatica, che ha sempre lottato per portare a casa il necessario. Dominato e sottomesso per secoli da vassallaggi fuori tempo ed avversità storiche incredibili contro i quali ha sempre lottato tenacemente.”

Il pistacchio viene usato soprattutto per preparare creme, gelati, dolci e bevande, ma spesso accompagna anche carni e primi piatti. Inoltre, le sue proprietà nutritive, la presenza di vitamine e minerali, lo rendono un rimedio naturale per ridurre la pressione arteriosa e il colesterolo cattivo.

Un tesoro unico da difendere e gustare!

Fonte: ilpistacchio.it